Come un incontro fortuito in via Montenapoleone nel 1966 diede vita al motivo floreale più iconico della storia della moda italiana
Ci sono oggetti che nascono per caso. O meglio: nascono da quel tipo di caso che in realtà è intuizione, talento e tempismo perfetto travestiti da coincidenza. Il Flora di Gucci è uno di questi oggetti. E come tutte le grandi storie, comincia con un incontro.
Milano, 1966. Via Montenapoleone.
È il 1966 quando Grace Kelly arriva a Milano con suo marito, il principe Ranieri di Monaco, e sceglie di visitare la boutique Gucci in via Montenapoleone. Ad accoglierla c'è Rodolfo Gucci, figlio del fondatore Guccio. È un pomeriggio qualunque, o almeno così sembra. Alla fine della visita, Rodolfo vuole omaggiare la principessa con un regalo degno del suo status. Le chiede cosa desideri.
Grace Kelly chiede un foulard floreale a colori vivaci. Ma in tutta la produzione Gucci manca un modello con una fantasia del genere. Rodolfo corre da Accornero, che ne disegna uno in una sola notte.
Una sola notte. Per un oggetto che avrebbe cambiato la storia di una maison intera.
L'uomo che disegnò Flora
Vittorio Accornero de Testa era un illustratore, pittore e scenografo, collaboratore della maison italiana tra il 1960 e il 1981. Aveva iniziato la sua carriera come illustratore nel 1919 con lo pseudonimo di Max Ninon, occupandosi di illustrare le principali riviste femminili dell'epoca. Per molti anni si era dedicato anche all'illustrazione di fiabe e libri per bambini.
Un uomo abituato a raccontare storie per immagini, dunque. E Flora è forse la storia più bella che abbia mai illustrato.
Flora è un'esplosione di colori nata dall'armonia di nove bouquet di fiori di tutte le stagioni insieme a farfalle, bacche, libellule ed insetti raffigurati con grazia ed eleganza. Ma c'è qualcosa di più, nella scelta dei soggetti. Il nome e i soggetti del foulard sono un omaggio alle origini della maison e alla città di Firenze, attraverso l'allegoria della Primavera e della Nascita di Venere di Sandro Botticelli, in cui la ninfa Flora indossa un abito adornato di fiori.
Un foulard che nasce in una notte ma porta con sé secoli di cultura visiva italiana. Non male per un regalo improvvisato.
Quello che successe dopo
Accornero non fa uso della ripetizione speculare dei soggetti ma si concentra su ogni disegno nella sua totalità, una scelta molto più complessa e dispendiosa da realizzare, in totale antitesi con le abitudini estetiche degli altri marchi del lusso internazionale dell'epoca. È proprio questa scelta a rendere il Flora inconfondibile: ogni parte del foulard è diversa, ogni angolo nasconde un dettaglio nuovo. Si può guardare mille volte e trovare sempre qualcosa che non si era notato prima.
In poche settimane i foulard Flora di Gucci diventano un must, indossati da icone femminili come Jacqueline Onassis, Liz Taylor e Sophia Loren. Quello che era nato come un regalo personale per una principessa diventa in pochissimo tempo uno degli oggetti più desiderati del decennio.
Un pattern immortale
La vera misura del genio di un oggetto non è il successo immediato, ma è la capacità di resistere al tempo senza invecchiare. Il Flora è diventato un cult atemporale della moda: per anni, ed ancora oggi, il suo disegno è stato riprodotto su borse, scarpe, gioielli e vestiti indossati da generazioni di donne.
Il motivo Flora è stato ripreso nel 2005 da Frida Giannini, che ha rinnovato i disegni della maison nel moderno prêt-à-porter portando avanti l'abilità di guardare avanti senza perdere di vista il passato. E ancora oggi, quasi sessant'anni dopo quella notte milanese, il Flora continua a comparire sulle passerelle, sulle borse, sulle vetrine di Gucci in tutto il mondo.
Perché il Flora ci riguarda
In MM33 lavoriamo ogni giorno con foulard d'autore vintage Hermès, Dior, Chanel, Yves Saint Laurent, Gucci, Ferragamo. E spesso, tra le mani, ci troviamo foulard Flora di Gucci originali degli anni Sessanta e Settanta: quella seta stampata con i colori vivaci di Accornero, quei fiori che non sembrano mai appassire, quella composizione che guardi e non riesci a smettere di guardare.
Trasformarli in borse non è un atto di consumo. È un atto di continuità, lo stesso che Rodolfo Gucci compì in quella boutique milanese nel 1966, quando decise che un foulard degno di Grace Kelly non poteva essere banale. Doveva essere unico. Doveva raccontare qualcosa.
Come ogni pezzo MM33.
Esplora la collezione One of a Kind